• Alfa Romeo 4C Spider 2021
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 2
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 3
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 4
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 5
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 6
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 7
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 8
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 9
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 10
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 11
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 12
  • Alfa Romeo 4C Spider 2021 13
Test-drive

Alfa Romeo 4C Spider: la prova di un classico moderno

di Francesco Neri
10-Ago-2021

L’Alfa Romeo 4C non è più in listino, ma volevamo provarla (ancora una volta) per mantenere il suo ricordo vivido e il più a lungo possibile. Questo perché, nonostante i suoi difetti e il suo carattere spigoloso, la 4C è qualcosa di speciale. La presenza scenica è paragonabile a quella di una Ferrari e il numero di teste che si voltano al suo passaggio lo confermano. Le linee esotiche e l’altezza rasoterra catturano la vista, così come il rumore solletica i timpani, e che, con lo scarico sportivo, è anche in grado di spaccarli. È una baby supercar a tutti gli effetti.

Quello che ho tra le mani è uno degli ultimi esemplari del parco stampa italiano (le auto dedicate ai giornalisti del settore) e credo sia il quarto o il quinto esemplare che ho provato nel corso di questi anni.

Una mini supercar

Per chi (ancora) non la conosce, è giusto fare un minimo di presentazioni. La 4C ha segnato il ritorno della trazione posteriore sulle Alfa Romeo moderne, riaccendendo il fuoco nel cuore degli appassionati. È una sportiva con motore centrale e telaio in fibra di carbonio, quindi molto leggera (950 kg dichiarati), ed è disponibile solo con la trasmissione doppia frizione a 6 rapporti DCT. Il suo 1.750 quattro cilindri turbo eroga 242 Cv a 6.500 giri e 350 Nm a 2.200 giri, abbastanza per lanciarla da 0 a 100 km/h in 4,5 secondi.
Per prestazioni e fascia di prezzo (al lancio costava circa 53.000 euro, al momento della sua uscita 65.000), la 4C era - ed è - una alternativa a Porsche Cayman, Alpine A110 e, per certi versi, Lotus Elise. Finiti i convenevoli, è tempo di fare un ultimo giro.

Profumo di corse

Sedersi sulla 4C significa calarsi in una cella stretta, con il volante a due razze cicciotto che è sempre troppo basso e il sedile contenitivo che non aderisce mai alla schiena; almeno se siete alti 1,85 come me. L’Alfa Romeo 4C è stata criticata per i suoi interni “cheap” e per la sua qualità altalenante, ma io non li trovo così male. È vero, ci sono diverse parti prese brutalmente dalle Fiat e dalle Alfa un po’ vecchiotte (levette e manopole del riscaldamento), ma la pedaliera da corsa in alluminio è splendida e ha i pedali “gusti “(incernierati, come dovrebbero essere), e il telaio in fibra di carbonio è in bella vista.

È rustica, per quanto costa, ma ha un sapore di auto da corsa.

Anche la strumentazione digitale è semplice e scarna, ma il contagiri che si illumina con le lucine che lampeggiano di rosso al limitatore è davvero galvanizzante.

Sudare sette camicie

La sensazione di “auto poco stradale” si amplifica esponenzialmente quando si percorrono i primi metri.

La 4C è priva di servosterzo, quindi in manovra servono bicipiti e deltoidi forti.

Appena si prende velocità la situazione migliora, ma presto ci si accorge che lo sterzo sarò più un nemico con cui lottare che un prezioso alleato; ma su questo torneremo dopo.

Gli altri due elementi che permeano l’esperienza di guida della 4C sono l’assetto estremamente rigido e il rumore che penetra all’interno dell’abitacolo. L’assenza di pannelli fonoassorbenti consente di percepire ogni sassolino, mozzicone o granello di sabbia che picchietta sul fondo dell’auto, come sulle vettura da competizione, mentre il turbo soffia, sibila e sbuffa ad ogni rilascio dell’acceleratore.

Questo esemplare ha uno scarico standard che, tutto sommato, suona bene senza essere arrogante, ma mi è capitato di provare esemplari così rumorosi da farmi sentire in imbarazzo.

Delle tre modalità di guida (che influiscono su motore, cambio ed ESP), ovviamente Sport è quella più adeguata per la guida vivace, ma tenendo premuto il selettore abbastanza a lungo potrete scegliere anche “Race”; che, sinceramente, non ho ancora capito se migliori l’esperienza di guida oppure no. Questo perché la 4C non è un’auto che si muove, che sovrasterza, che ha bisogno di essere liberata dal “traction” o dall’ESP per essere apprezzata.

La piccola Alfa vuole la guida pulita, e se volete guidarla con coltello fra i denti, preparatevi a sudare sette camicie.

Non c’è nulla di rassicurante quando si cerca il limite della 4C: l’anteriore è così rigido che saltella ad ogni piccola sconnessione, e lo sterzo invece di aiutarvi vi rema contro.

È come cercare di governare un toro afferrandolo per le corna: le vostre braccia si muoverebbero tantissimo e difficilmente avrete il controllo della situazione.

E se cercate di farle fare qualcosa che non vuole, lei reagisce male. Il sovrasterzo non le piace, anzi: il sottosterzo è una costante, ma sono sicuro che sia una scelta di assetto per renderla più “safe” ai neofiti. Il problema è che il retrotreno è davvero ancorato al terreno, ma quando finalmente comincia a scivolare, lo fa di scatto, e non c’è abbastanza potenza per regolare la sbandata a dovere. E ancora: lo sterzo non collabora neanche in questo.

Mi rendo conto che fino ad ora non l’ho dipinta come una grande macchina, ma è giusto partire dai suoi lati più critici. Il quattro cilindri ha forza da vendere, anche se il suo range di utilizzo è piuttosto limitato e non ama il limitatore. Però la 4C accelera come solo una vettura che pesa meno di mille chili e con tanta coppia sa fare. Il cambio non è male: è rapido e veloce anche in manuale, anche se preferisce le cambiate anticipate, almeno nel “salire”.

Preferisce il misto veloce

Non lo nego: la 4C è faticosa e non dà molta fiducia, e nelle strade strette e tortuose risulta quasi impacciata, ma quando l’asfalto si fa più bello e il misto si fa veloce, l’auto migliora parecchio.

I freni sono potentissimi e la taratura dell’ABS è così racing da consentire dei piccoli bloccaggi nelle staccate più impegnative.

Il leggero sottosterzo diventa confortante e il retrotreno ancorato vi trasmette tranquillità nelle curve veloci.

Guidare la 4C al limite è sempre un’esperienza faticosa, ma anche gratificante. Lo sviluppo non proprio ad alto budget l’ha resa in qualche modo incompleta. Si poteva rifinire - e raffinare - molto di più, ma in fin dei conti è pieno di auto imperfette che ci hanno catturato il cuore.

È stato bello guidarla ancora una volta, le sue quotazioni sono salite alle stelle e scommetto che chi non l’ha comprata al lancio si sta mangiando le mani, e chi ce l’ha se la tiene stretta.