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Stories

Renault Clio V6, una mini supercar degli anni 2000

di Francesco Bagini
21-Set-2020

I primi anni 2000, ormai, sono anni lontani. Non bisogna lasciarsi ingannare dal nuovo millennio, sono passati vent’anni e si sentono tutti; soprattutto quando si tratta di auto.

E in un periodo in cui tutti sono preoccupati ad abbattere le emissioni di CO2, a spremere telaio modulari fino all’osso per produrre modelli e varianti, e in cui “downsizing” sembra ormai una parola obsoleta (e sostituita da “elettrificazione”), un’auto come la Clio V6 sembra un oggetto alieno.

A dire il vero, la Renault Clio 3.0 V6 24V era un progetto folle anche nel 2001, quando venne messa in produzione. È vero che i tecnici di Renault Sport hanno anche montato il motore V10 di una F1 su un’Espace, ma almeno era un prototipo e non poteva circolare per strada. La Renault Clio, invece, poteva, ed era proprio la sua follia la sua follia a renderla così sexy e al contempo intimidatoria. Il motore 3,0 litri V6 era montato al posto dei sedili posteriori e mandava la potenza alle ruote posteriori. Per molti versi, era la vera erede della Renault 5 Turbo 2.

Questo cambio drastico comportava un aumento della carreggiata, e nel look la Clio sembrava l’incredibile Hulk per quanto fosse muscolosa e bombata.

Oltre alla fanaleria e alla mascherina, poco altre parti appartenevano alla Clio originale: le sospensioni sono state riviste, sono state montate barre antirollio più grandi e sono stati aggiunti poi dei sub-telai per sostenere il motore V6. Le gomme, montate su cerchi da 17”, erano più grandi dietro che davanti e l’impianto frenante è stato adeguato alle prestazioni.

Le carreggiate poi sono state allargate di 11 cm all'avantreno e di quasi 14 cm al retrotreno), mentre il passo è stato allungato per rendere l’auto più stabile.

Le modifiche e i rinforzi però hanno fatto ingrassare la Clio per un totale di 1.355 kg, 300 kg in più della “sorellina” Clio RS 172 Cup con motore 2,0 litri quattro cilindri e trazione anteriore. Il motore V6 3,0 litri della “Cliona”, però, erogava 230 Cv e 300 Nm di coppia, sufficienti a lanciarla da 0-100 km/h in 6,4 secondi e di farla allungare fino a 235 km/h.

Ma il sound del motore e la dinamica da mini-supercar a motore centrale andavano oltre alla velocità pura, e la rendevano un’auto incredibilmente gratificante e difficile.

Nel 2003, dopo due anni dal primo esemplare, la Clio V6 subì un restyling chiamato “phase 2” e che porto con sé  alcune modifiche estetiche e tecniche: i cerchi divennero da 18 pollici, le sospensioni e l’assetto furono rivisti per rendere l’auto più facile da guidare e il motore guadagnò un plus di potenza per un totale di 255 Cv.


Il motore centrale rende l’auto molto leggera all’anteriore e sensibile al tiro-rilascio dell’acceleratore. Non è un’auto facile da guidare, e nemmeno rassicurante: richiede manico, esperienza e imput precisi e delicati; ma una volta capita regala sensazioni da mini supercar.

Non esiste nessun’altra compatta sportive con caratteristiche simili, il suo comportamento è più simile a quello di una Lotus Elise di quanto si possa immaginare.

La versione restyling post 2003 migliora molto nell’handling ed è più facile e parecchio più veloce, ma costa parecchio di più. E il prezzo non è uno dei suoi punti forti.

Le Renault Clio 3.0 V6 24V sono diventate rare come unicorni e le valutazioni sono schizzate alle stelle. Le versione pre-restyling valgono più di 40.000 euro, mentre gli esemplari più nuovi delle versioni post-restyling superano addirittura i 60.000 euro. Non è un affare, no di certo, ma è un’auto che sicuramente non perderà di valore e probabilmente le sue quotazioni saliranno ancora.
Senza contare che al volante è davvero un qualcosa di speciale.