C’è qualcosa di profondamente irrazionale nell’accostare la sigla John Cooper Works a una carrozzeria cabriolet. Da un lato la ricerca della performance e della rigidità, dall’altro la voglia di godersi il panorama, il sole e quella sensazione di libertà che solo una scoperta sa dare.
Eppure la Mini Cabrio John Cooper Works non è un controsenso, è un’esaltazione dei sensi. Nonché un oggetto di lusso in miniatura: il listino prezzi parte da 43.900 euro, ma tra personalizzazioni e pacchetti superare i 50 mila è un attimo.

| INDICE |
|---|
| Identikit: i numeri della John Cooper Works |
| Estetica: british style anabolizzato |
| Al volante: Un bisturi tra le curve |
| Le sfidanti: tre filosofie diverse |
| Il tender perfetto? |
Sotto il cofano troviamo il 2.0 TwinPower Turbo da 231 CV e 380 Nm di coppia. Un motore che non ha un allungo esagerato ma ha sempre una grande quantità di coppia ai bassi regimi. Con uno 0-100 km/h in 6,4 secondi, che sembrano meno quando il tetto è aperto, dà una bella soddisfazione, che si tratti di partenze aggressive al semaforo o di una guidata tra le curve di una strada di montagna. La velocità massima è di 245 km/h.
La Mini John Cooper Works è la più aggressiva della gamma e lo si nota dalle prese d’aria anteriori e dall’estrattore posteriore, ma resta sempre un’auto elegante, di classe, specie con la capote in tela (in questo caso nera con Union Jack offerta come optional a 750 euro) che regala qual sapore classico e, soprattutto, con le luci posteriori verticali con Union Jack (o altre due firme luminose che si possono scegliere dallo schermo) e non triangolari come la versione chiusa.

Sia chiaro, la Cabrio ha lo stesso telaio della coupé termica, un’evoluzione di quello della precedente Mini F66; e solo l’elettrica ha un nuovo telaio tutto suo sviluppato con Great Wall Motor.
L’abitacolo è impreziosito con Alcantara, cuciture rosse e un’ergonomia pensata per chi ama guidare basso e con il volante vicino al petto, ma la parte della plancia con quel tessuto riciclato non è affatto facile da pulire. Bellissima la grafica dello schermo OLED tondo, ma quasi tutto si comanda da lì, climatizzazione inclusa, e questo distrae mentre si è alla guida.

La capote in tela si ripiega in 18 secondi anche in movimento fino a 30 km/h, ed è proprio con la capote ripiegata che due passeggeri adulti, meglio se per brevi tragitti, potrebbero sedersi dietro.
Guidare la Mini Cabrio JCW è un’esperienza fisica. Lo sterzo è super-diretto, bello consistente e trasmette ai palmi delle mani ogni minima ruga dell’asfalto.

Il go-kart feeling, qui sulla John Cooper Works, non è solo marketing: l’auto è piatta, reattiva ai limiti del nervoso, entra in curva con una voracità che poche altre trazioni anteriori possono vantare.
Il cambio automatico doppia frizione a 7 marce è rapido e qui ci sono anche i paddle al volante, che incredibilmente mancano alla Cooper S Cabrio. Le sospensioni, come anticipato, sono rigide, e questo compromette un po’ il comfort quando l’asfalto non è liscio, mentre il sound è piacevole ma gentile, dunque non invadente. A velocità autostradale, però, la capote in tela, per quanto ben fatta, non può garantire lo stesso silenzio di un tetto rigido.

Il mondo delle piccole sportive cabriolet è un club esclusivo, e la Mini JCW non ha rivali dirette. Le alternative sono due: la Mazda MX-5 e la BMW Z4.
Se la Mini John Cooper Works è un’esplosione di coppia e trazione anteriore, la Miata è l’elogio della leggerezza e della trazione posteriore. La giapponese è più pura, più analogica e più comunicativa a velocità inferiori, ma manca della cattiveria bruta del turbo della Mini e ha meno aderenza. È perfetta per chi ama girare con l’acceleratore (nelle curve lente, sia chiaro) ma non per fare il record di percorrenza in curva.

Se il budget si allarga la cugina BMW Z4 è un’alternativa premium per stile e blasone. Più spaziosa, più confortevole e con un bilanciamento dei pesi impeccabile rispetto alla MX-5. Tuttavia dove la Z4 è composta e vellutata, la Mini è sfacciata e più sportiva.
La Mini Cabrio John Cooper Works non è un’auto razionale: è rigida, ha un bagagliaio minuscolo e i posti dietro servono solo a ospitare una borsa e uno zaino. Ma nel momento in cui trovi la strada giusta e si abbassa la capote tutti i suoi difetti spariscono. È un inno al divertimento nonché un tender magnifico se si vuole lasciare a casa l'auto troppo sportiva o troppo grande per certe occasioni.
È anche un passe-partout: perfetta per un ragazzo così come per un adulto, a suo agio in città e in pista, a un raduno o a un matrimonio. Nessuno vi dirà mai che non è l’auto giusta.
